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Terre des Hommes e il campo estivo di Nuba, le storie dei nonni in un villaggio immaginario

Recuperare la memoria storica palestinese tramite i racconti dei nonni, portando in scena storie di vita quotidiana. E’ quanto hanno fatto i ragazzi palestinesi di Beit Ula, durante un campo estivo organizzato da Terre des Hommes nella pineta di Nuba.

l risultato? Un’incredibile scenografia interamente ricostruita che riproduce fedelmente un villaggio immaginario fatto di case, attrezzi agricoli, pozzi, caminetti e capanne di altre epoche. In questo luogo suggestivo, tra i pini e il deserto all’orizzonte, le cinque squadre (Bane Hashem, Al Idwan, Al Shekh Jarah, Abu Hatabeh,Abu Hajar) hanno vissuto per tre settimane “il tempo dei loro nonni”, attraverso storie di fidanzamenti, matrimoni, incontri e povertà. “Il nostro timore iniziale era quello di non riuscire a ricostruire un ambiente usando solo legna, pietre e terra. I ragazzi pero' hanno raccolto la sfida e ce l'hanno fatta, cimentandosi in giochi tradizionali”, spiega Leonor Crisostomo, capo progetto del Cultural Center di Beit Ula per la Ong Terre des Hommes L’intento dell’espediente narrativo era quello di far dialogare passato e presente, tirando fuori il bello delle tradizioni popolari e mettendole a confronto con quelle presenti. “Un mese prima del summer camp è stato chiesto ai ragazzi di venire al centro di Beit Ula dove, una volta entrati, si sono trovati nel bel mezzo di un’improvvisazione teatrale. Una coppia di anziani catapultati dal passato ha dato il via ad un dibattito su alcuni elementi nuovi della vita contemporanea. I ragazzi, tramite l’improvvisazione, sono entrati subito nella parte. Ha così preso corpo l’idea del viaggio come occasione per sfatare numerosi pregiudizi", spiega Leonor. Il loro primo compito è stato quello di andare a casa e intervistare i nonni per poi tornare al centro. Curiosamente le storie riportate dai ragazzi hanno riguardato soprattutto i racconti del giorno del matrimonio dei loro nonni. Il gruppo di riferimento ne ha scelto uno e ha tracciato un canovaccio per la rappresentazione teatrale improvvisata, come spiega Wafa’ Mohammed Al-Amle, 23 anni, una delle educatrici del centro. “Ognuno di noi ha delle radici nel passato, ci sono buone tradizioni e buone pratiche e non vogliamo perderle, anzi. Vogliamo metterle in collegamento e unire le due parti per vivere in futuro in modo piu’ consapevole e completo", spiega ancora Wafa’. Il secondo timore era quello di far interagire per un mese intero nel campo ragazzi e ragazze. Non si era mai avuto in precedenza un campo estivo misto per adolescenti. “Eravamo preoccupati di non riuscire a gestire la partecipazione mista dei ragazzi ma quando abbiamo iniziato il summer camp ci siamo resi conto di come grazie alla collaborazione di tutti non fosse poi così complicato rivelandosi al contrario arricchente”, conclude Wafa’.